





| La Forma dell'acqua |
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| Mercoledì 21 Luglio 2010 09:10 |
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Sono state presentate le firme per i referendum contro la privatizzazione dell'acqua. Un primo successo dei movimenti, dei comitati e di tutti coloro che hanno promosso e sostengono questa battaglia, decisiva per la civiltà ed il futuro delle generazioni a venire; il dibattito sulle forme ed i modi per la tutela di questo fondamentale bene comune è aperto e non sempre scontato. Oltre all'intervento dell'assessore Riccio riproponiamo due interventi sul tema pubblicati sul nostro sito. Il primo di Sirio Conte, l'altro di Pietro Greco. Riceviamo e pubblichiamo di Giulio Riccio assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli “La recente disputa all'interno del movimento per la ripubblicizzazione dell'acqua, tra i sostenitori dell'azienda speciale e i promotori della società per azioni a capitale pubblico, mette le sue radici in un paludoso equivoco su cui è bene fare chiarezza. A diritto positivo vigente non è possibile alcuna forma autentica di gestione pubblica dell'acqua. E questo per un semplice motivo: dagli anni Novanta in poi lo spazio giuridico riferito ai beni essenziali alla vita è stato costruito intorno ad un principio: la loro rilevanza economica ed imprenditoriale. Sostenere che è possibile la ripubblicizzazione dell'acqua in questo contesto legislativo è come dire che ‘dal letame possono nascere i fiori’. Proposizione che può reggere solo all'interno dell'immaginario poetico o in complesse pratiche da giardiniere”. Sono le parole di Nicola Capone, ordinario di diritto pubblico alla Federico II che condivido politicamente e nel merito giuridico. A sinistra non è il tempo delle polemiche, quanto piuttosto quello di tornare a vincere. L’intervento a firma di Montalto e Zanotelli, apparso qualche giorno fa su Repubblica, da una parte ha il pregio di sottolineare la rilevante questione della battaglia per l’acqua pubblica e dall’altra, però, attacca l’Amministrazione Comunale sostenendo che starebbe lavorando per privatizzarne la gestione: cosa del tutto falsa. L’Amministrazione è impegnata da sempre e con assoluta nettezza per il mantenimento alla mano pubblica della gestione idrica a Napoli, in presenza di una legislazione nazionale che va nel senso opposto. Oggi, lo ripeto, i protagonisti economici del tentativo di privatizzazione sono il gruppo Caltagirone e la multinazionale francese Veolia, non certo quest’Amministrazione. Quella che Montalto definisce “un grande bluff” è, invece, l’istituzione del minimo vitale idrico garantito. Nei prossimi giorni verrà presentato il disciplinare per l’accesso ai 250 litri gratuiti al giorno per le famiglie a basso reddito. Costo per ARIN e, quindi, per il Comune: 1.400.000 euro. Non abbiamo mai nascosto, come si evince dalle pagine dei quotidiani di circa 40 giorni fa, che eravamo di fronte all’applicazione degli aumenti previsti dal CIPE. Nonostante gli incrementi obbligati, Napoli ha tra le tariffe più basse d’Italia, grazie alla politica oculata di questi anni e agli investimenti fatti per migliorare la rete. Detto questo, una precisazione di ordine tecnico: l’azienda speciale è istituita ai sensi di norme di diritto pubblico, ma opera in regime privatistico ed ha l’obbligo di comportarsi come una qualsiasi spa. Altra cosa è proporre, come fa Montalto correggendo il tiro nell’intervista di oggi, che il consiglio comunale trasformi ARIN in un ente di diritto pubblico. Ipotesi che posso anche condividere, ma che espone a molti rischi. Sciolto l’Ato, la Regione dovrà legiferare, entro il 31 dicembre 2010, in materia di acqua e inevitabilmente dovrà adeguarsi al decreto Ronchi. Giova evidenziare che siamo di fronte a una materia di competenza esclusiva dello Stato. Affidando ad un ente di diritto pubblico ci troveremmo con un procedimento amministrativo illegittimo, esposto al ricorso da parte dei privati che operano nel settore. Questo condurebbe alla messa a gara della gestione idrica che finirebbe nelle mani dei soliti noti e non di ARIN, azienda pubblica al 100% e strettamente controllata dal Comune. Non credo sia questo l’esito che stiamo tutti ricercando, ma piuttosto quello di difendere la gestione pubblica dell’acqua, lavorando per il pieno successo del referendum, quello che questa amministrazione sostiene con la firma del suo Sindaco e che è l’unica via per invertire definitivamente il processo di privatizzazione. E’giunto il momento di mettere al bando la demagogia e trovare una strada condivisa per salvaguardare l’acqua pubblica. Proprio sul fronte dell’acqua, dal forte potenziale evocativo, bene comune inalienabile”, dobbiamo individuare il filo di una serie di iniziative unitarie della sinistra sociale, politica e istituzionale, capace di mettere in campo un nuovo progetto per Napoli, che si fondi su diritti da garantire a tutte e tutti e su regole che tutti dovranno rispettare, anche il dio mercato. Il furto dell'acqua, di Sirio Conte Ma di chi è l'acqua?, di Pietro Greco |