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La serrata Stampa E-mail
Mercoledì 27 Gennaio 2010 20:27

237 milioni di schiaffi ai lavoratori e ai sindacati. Tanti sono e tali appaiono gli euro di utile annunciati dalla FIAT agli azionisti alla vigilia della “serrata” di due settimane che ha fatto gridare al ricatto addirittura Bonanni (è questo il mercato bellezza…) e indispettito lo stesso Scajola.

L’ineffabile Bombassei – vice presidente di Confindustria – afferma che se non si vende è normale ricorrere alla cassa integrazione.

Vediamo un po’: la FIAT chiude il 2009 con una perdita netta di 800 ml e passa di euro, decreta la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, licenzia i precari di Pomigliano, decide due settimane di cig in tutti gli stabilimenti italiani per un totale di circa 30.000 lavoratori, motivando il provvedimento con il calo degli ordini. Nel contempo distribuisce agli azionisti 237 milioni di utile e prevede una crescita dei ricavi per il 2010 tra il 3 e il 6 %, ammesso che il governo conceda altri incentivi.
La Fiat definisce il 2010 "un anno di transizione e stabilizzazione" dopo un 2009 "particolarmente difficile". Alla faccia! Ma difficile per chi? E verso quali prospettive “transiteranno” I lavoratori di Pomigliano e Termini e per approdare a quale “stabilizzazione”?

Ora, la crisi è finita oppure no? Oppure è finita, o sta per finire, per qualcuno ma continua drammaticamente per qualcun altro.

Ed ancora, il lavoro, quello subordinato precario o “tutelato” cosa è diventato e a cosa si vuole ridurre?
La questione sembra banale e trita, tanto che appare retorica, tanto retorica che appare stanca, tanto stanca…che nessuno, o quasi, anche alla vigilia dell’ennesima tornata elettorale se la fila (tranne quei due vetero operaisti di Scajola e Sacconi ed il PDL che in Lazio candida un’esponente del mondo del lavoro e per giunta donna).

Si evocano le drammatiche immagini di Haiti che “ci parlano” e dovrebbero dirci qual è il campo in cui stare, da arare e difendere.
E’ indubbiamente così ma, ci chiediamo, Rosarno, Termini e Pomigliano di cosa ci parlano invece? Ma, forse… certo, siamo stanchi e retorici.

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