|
Mercoledì 28 Luglio 2010 15:46 |
Abbiamo letto l’intervista all'europarlamentare dell'Italia dei Valori Luigi De Magistris, apparsa su “Terra”, e siamo rimasti basiti.
Dopo aver dichiarato la sua disponibilità a candidarsi a sindaco di Napoli e affermato che bisogna costruire una coalizione di centro sinistra ampia e unita, l'esponente del partito di Di Pietro, parlando dei suoi possibili concorrenti alle primarie, afferma: “Ranieri rappresenta il continuismo con l’era di Tangentopoli”.
Non sta a noi difendere il senatore Ranieri, ma non possiamo non osservare che buttare fango su personalità del centro sinistra ci sembra un pessimo viatico per costruire una coalizione per Napoli "ampia e unita".
De Magistris sembra ignorare che in Campania ha vinto Caldoro e che Cosentino è l’anello di congiunzione tra poteri deviati e politica. Continua ad attaccare la giunta comunale napoletana, che è sorretta proprio dagli uomini di Vendola con cui lui dice di volersi alleare.
In questi dieci anni di governo Berlusconi, Napoli è stata assediata, isolata, insozzata con la crisi dei rifiuti, criminalizzata dal governo di centro destra, oscurata da una stampa nordista.
|
|
Leggi tutto...
|
|
Lunedì 26 Luglio 2010 12:37 |
Riceviamo e pubblichiamo dall'ufficio stampa di Fish Onlus
La Manovra ha stabilito una nuova offensiva contro il fenomeno dei “falsi invalidi”: 100mila controlli entro il 2010, 500mila entro il 2013. La macchina organizzativa dell’INPS si è messa in azione ancora prima della conversione del Decreto legge, ma le prospettive di una azione che effettivamente colpisca i falsi invalidi scemano di giorno in giorno.
La fretta di chiudere le prime 100mila verifiche entro il 2010 è una cattiva consigliera. Innanzitutto il grosso dei controlli l’INPS lo effettuerà solo sulla documentazione inviata dai diretti interessati, riducendo al minimo le visite reali, quelle sulle persone, quelle che consentono un giudizio reale.
“Sicuramente i falsi invalidi sono quelli che la documentazione ce l’hanno in ordine, perfetta, ineccepibile e già pronta. – commenta Pietro Barbieri, presidente della FISH – Ad essere in ansia sono le persone più deboli. In questi giorni centinaia di persone allettate, con gravissime disabilità, lesionati spinali da decenni, poliomielitici, persone con sindrome di Down, distrofici, hanno ricevuto quella lettera. Segno che nessuna campionatura seria è stata fatta. Un grave disagio per i Cittadini, uno spreco per l’erario”.
|
|
Leggi tutto...
|
|
Giovedì 22 Luglio 2010 16:10 |
di Pietro Greco
Lo ha ribadito anche il nuovo rapporto Svimez. Il Mezzogiorno d’Italia è nel pieno di una crisi acuta e specifica, che si somma a quella nazionale e mondiale (ma sarebbe più opportuno dire occidentale). Il risultato delle tre crisi è: un tasso di autentica disoccupazione prossimo al 25%, un numero di famiglie monoreddito prossimo al 50%, un numero di persona a rischio povertà prossimo a un terzo degli abitanti. La crisi del Mezzogiorno ha certamente una componente non (direttamente) economica (per esempio, la presenza asfissiante della criminalità organizzata d’Italia; ma anche la presenza di una cultura diffusa dell’illegalità; una qualità del sistema formativo non sempre all’altezza). Ma ha anche una componente (direttamente) economica. Questa componente è, a sua volta, molto articolata. Ma possiamo riassumerla in un concetto: le regioni del Sud e Napoli in particolare hanno subito – venti anni fa o giù di lì – un processo di rapida deindustrializzazione e non hanno saputo darsi un nuovo modello produttivo. Non hanno saputo trovare una soluzione (sostenibile) alla sempre più aperta “questione meridionale” nell’ambito della nuova economia della conoscenza, come invece hanno fatto altre aree povere d’Europa – dall’Irlanda ad alcune regioni spagnole – in merito alle loro specifiche “questioni”. Il Mezzogiorno non è riuscito in questa operazione anche perché l’Italia nel suo complesso non c’è riuscita. Siamo rimasti l’unico paese a economia matura e finanche a economia emergente con un “modello di sviluppo senza ricerca”. Questa condizione, in parte sostenibile fino a venti anni fa, è diventata del tutto insostenibile in regime di nuova globalizzazione dell’economia e di cambi fissi della moneta in area europea. Che fare, oggi?
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
|