pace, welfare e nuovi diritti

Riceviamo e pubblichiamo

La Piazza dei Tribunali della capitale guatemalteca é tagliata in due da una fila di persone, in attesa. Ci sono tante donne, maya e ladinas, uomini, maya e ladinos, alcuni giovani. Sembra una metafora della spaccatura dell’opinione pubblica, in questi giorni cruciali per la Storia del Guatemala. Striscioni sono appesi alle cancellate del Palazzo di Giustizia, dicono: “Sí hubo genocidio y violación sexual” mentre altri striscioni, sostenuti da ex membri delle Patrullas de Autodefensa Civil1, affermano il contrario, riprendendo un’affermazione fatta dall’attuale capo di governo Otto Pérez Molina2.

 Sono le 8 di mattina e tra poco, nella Sala A del Tribunale di Maggior Rischio della Corte Suprema di Giustizia, avrà inizio il processo per genocidio contro l’ex generale e capo di stato José Efraín Ríos Montt e contro l’ex generale a capo della intelligenza militare durante i primi anni ’80, José Mauricio Rodriguez Sánchez. É un evento storico, per il Paese e a livello mondiale: é la prima volta infatti che viene processato un ex capo di stato per genocidio da un tribunale nazionale. Tra le imputazioni a carico degli accusati c’é lo sterminio di almeno 1.771 persone del popolo Maya Ixil, nella regione del Quiché; l’aver costretto migliaia di persone ixil a rifugiarsi sulle montagne, dove per anni hanno dovuto sopravvivere in condizioni di vita spaventose; e altri crimini di genocidio e di lesa umanitá contro la popolazione Maya Ixil, azioni che si sono concentrate nella loro brutalitá nel 1982 e 1983, ormai più di trenta anni fa. continua… →

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Puntualmente ormai, alla vigilia delle elezioni in Israele gli assassini al governo aprono le loro campagne elettorali spargendo sangue innocente palestinese.

Non avendo nulla di cui vantarsi, pare che tale sangue abbia un effetto eccitante ed invitante per il proprio elettorato.

Gaza è assediata da più di 6 anni ora è sotto attacco assassino e criminale ed un esercito di assassini minaccia l’invasione di terra per marciare sulle macerie del Nostro Ghetto di Gaza.

Il fallimento non solo finanziario ed economico dell’Occidente ma anche morale e politico, traspare dalle dichiarazioni oscene dei suoi governi più significativi; USA, Inghilterra e Francia a proposito del genocidio che sta attuando Israele in Gaza.

Fermiamo il massacro, esprimiamo la nostra rabbia, dolore e condanna.

Annunciamo
un presidio davanti alla prefettura di Napoli a piazza Plebiscito
Martedì 20 Novembre ore 17,00

Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare al nostro presidio

Napoli pacifista ed antifascista è invitata ad alzare la propria voce per fermare le mani assassine
Condannare le voci vergognose, bugiarde, ipocrete e complici di gran parte delle informazioni manipolate e succube filo israeliane in Italia.

La comunità palestinese in Campania

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Riceviamo e pubblichiamo

COMUNICATO STAMPA

La Cgil Napoli e FP CGIL Napoli esprimono il proprio sconcerto verso la decisione della Direzione Sanitaria dell’ASL NA 1, di chiudere il centro antimobbing.
Nella nuova delibera del 27/4/2012 del direttore sanitario, infatti, il centro non viene proprio menzionato, facendo quindi supporre che questa struttura sia poco o per nulla considerata come struttura necessaria e di elevata utilità.

La Struttura per le  Psicopatologie da Mobbing e Disadattamento Lavorativo, nato soprattutto da una esigenza sentita da parte dei cittadini e dei lavoratori, venne istituita con la delibera della Direzione Generale n° 2507 del 03/07/2001 e la sua collocazione strategica all’interno del Dipartimento di Salute Mentale  ha permesso lo sviluppo di specifiche competenze psicologiche e psichiatriche”-dichiara il segretario generale F.P. CGIL Napoli Massimo Salvatore -“la chiusura del centro  costituisce di fatto un danno grave per tutta la comunità, in quanto cancella un’importante struttura che dal 2001 aiutava le persone  soggette a stress e a patologie derivanti dal mobbing, particolarmente   frequenti in questi ultimi anni di crisi e di aggressione ai diritti dei  lavoratori”.

Sospendere il servizio è l’ennesimo attacco  al diritto alla salute  figlio anche di una politica che vuole far pagare la crisi ai cittadini. – aggiunge la  segretaria della CdLM di Napoli Rosalba CenerelliQuel che è certo è che lo sportello anti-mobbing e disadattamento lavorativo continua… →

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Riceviamo e pubblichiamo

COMUNICATO STAMPA

A distanza di quasi 5 mesi dall’approvazione della Manovra Monti, il dissenso contro l’IMU diviene più diffuso e rumoroso. È vero che la legge 214/2011 non reintroduce l’ICI, ma anticipa al 2012 l’Imposta Municipale già prevista dalla norma sul Federalismo Fiscale, approvata dal Governo Berlusconi nel marzo 2011, ma la sostanza cambia poco: i contribuenti si ritroveranno nuovamente a pagare un’imposta sugli immobili posseduti.

Si comprende forse solo ora quale sarà l’ennesimo peso sulle famiglie italiane e come questo sia più gravoso in un momento di crisi, di aumento di prezzi al consumo, di innalzamento delle spese energetiche per milioni di famiglie. Nel giro di pochi giorni, sono finalmente evidenti quali saranno gli effetti per tutti, in particolare per i nuclei meno abbienti.

L’IMU investirà tutte le famiglie italiane, ma per alcune di esse il danno sarà ancora maggiore. Sono quelle in cui è presente una persona con disabilità. Oltre alle conseguenze della profonda crisi che attraversa il Paese, quelle persone subiscono direttamente anche gli effetti dei tagli alla spesa sociale e del quotidiano costo della disabilità”. Lo dichiara, a nome della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, il presidente Pietro Barbieri.

La disabilità è una delle cause dell’impoverimento delle persone e delle famiglie italiane, fenomeno che diventa ogni giorno più severo e drammatico – prosegue Barbieri – soprattutto per la sempre minore incidenza di interventi di supporto, di aiuto, di sostegno. L’indifferenza verso questi Cittadini porta a continua… →

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di Guido D’Agostino
presidente dell’Istituto campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”

Alcune osservazioni preliminari si impongono accingendosi, una volta ancora, a ricordare e riflettere attorno al 25 aprile, anniversario della Liberazione nazionale da nazismo e fascismo. Intanto, per ribadire come l’evento, racchiuso in una data specifica, quanto simbolica, costituisce non tanto un accadimento determinato in sé, ristretto in una durata temporale altrettanto rigidamente delimitata, quanto piuttosto il nucleo di condensazione, attrazione e, insieme, sintesi, di un processo, assai più lungo, complesso e concatenato. Al riguardo, la scienza storica ammonisce che persino un evento ‘puntuale’ può e deve leggersi considerando un prima, un durante e un poi che lo compongono.

Inoltre, per richiamare con forza quella che solo in apparenza può risultare un’ovvietà, mentre in realtà rimanda ad uno dei capisaldi della conoscenza storica, per cui la ricostruzione delle vicende umane trae origine e senso dall’occhio del presente e si proietta infine verso il futuro per cercare di decifrarlo, o almeno scrutarlo. In altri termini, come ha ricordato di recente lo spagnolo Javier Cercas, il presente ci obbliga a interpretare il passato in modo nuovo, ma pretende al tempo stesso che i fatti non si manipolino, e che non si ignorino. Si potrebbe ancora aggiungere che oltre al diritto alla memoria storica, esistono pure i diritti della memoria storica, ad essere trasmessa integra e senza strumentali deformazioni.

Il tutto, per riportare alla nostra attenzione soprattutto due elementi tra i tanti. Uno riguarda l’ambito più proprio etico-politico, e consiste nella ‘scelta’, operata dagli italiani settant’anni fa, tra libertà e privazione di essa, tra democrazia e dittatura, tra dignità e vergogna, continua… →

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Riceviamo e pubblichiamo

dal Forum Antirazzista della Campania

La  situazione dei novecento rifugiati provenienti dalla Libia ospitati negli alberghi napoletani ha raggiunto oramai livelli inaccettabili. Sono trascorsi più di  sei mesi dal loro arrivo, ma le condizioni di precarietà e instabilità assoluta in cui vivono non sono affatto migliorate, a causa dell’incapacità degli attori istituzionali di trovare soluzioni adeguate. La Commissione territoriale di Caserta ha rigettato più del novanta per cento delle richieste d’asilo politico e i ricorsi presentati contro questi dinieghi rischiano di subire la stessa sorte. I rifugiati vittime della guerra condotta dalle potenze occidentali contro la Libia sono per lo più cittadini somali e nigeriani, che avevano abbandonato il proprio paese per mancanza di opportunità ed erano emigrati in Libia per motivi di lavoro.

Lo scoppio della guerra ha costretto una parte della popolazione, in parte estranea alle vicende politiche nazionali, a scappare per ragioni di sicurezza. Oggi questi cittadini, scappati prima dalla miseria e poi dalle bombe, si vedono negare lo status di rifugiati di guerra a causa di un mero computo anagrafico.

Il Forum Antirazzista della Campania, che nasce continua… →

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Riceviamo e pubblichiamo

di Clara Camerlingo,
studentessa IUO

I fiori di una rivoluzione che non muore

La Regione mediterranea sta vivendo una fase molto particolare, segnata non solo dalla rivoluzione in atto in tutto il mondo arabo, ma anche da una serie di rivolte di minore ampiezza o risonanza, proteste locali, manifestazioni di dissenso che in qualche modo stanno cambiano il volto della regione. Le rivendicazioni della società civile nei paesi del Sud e del Nord del Mediterraneo rimandano tutte alla sfera dei diritti individuali e collettivi, totalmente assenti in alcune realtà e sommariamente rispettate in altre. Se nei paesi della sponda Sud del Mediterraneo la società civile araba chiede il rispetto dei diritti umani di base, nei paesi euro-mediterranei a nord la popolazione si organizza in movimenti civili specifici – femministi o ecologisti – allo scopo di esercitare forti pressioni sui governi che ignorano libertà e diritti. Una delle proteste cittadine degli ultimi anni nel Mediterraneo è quella in corso in Turchia e in particolare a Istanbul. Qui, il malcontento dei cittadini si rivolge ai piani di rinnovamento urbano che, già a partire dagli anni Settanta, hanno trasformato una città, “de-caratterizzandola”. Di questo tema si è parlato, tra l’altro, durante i due incontri inseriti nel programma del Laboratorio Intermediterraneo: curato dalla professoressa Maria Donzelli per conto del Centro di Studi sulle Culture del Mediterraneo dell’Università l’Orientale di Napoli e dedicato a  “L’altro: ospite o nemico? Testimonianze dal Mediterraneo in lotta”, che, iniziato il 25 ottobre scorso, terminerà il 15 dicembre 2011 (www.iemed.org). continua… →

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