Al rullo di tamburi: arriva Fabrizio Barca, oppure no?

by admin 1 on 20 giugno 2013

in documenti

di Ivan Esposito

È tornato a Napoli Fabrizio Barca, il 13 giugno scorso. Lo ha fatto su invito di un gruppo di organizzazioni e di persone non organiche ai partiti della sinistra, non tutte almeno. Ha parlato dei temi intorno a cui è costruito il documento che sta presentando in tutta Italia: sperimentalismo democratico, forma partito rinnovata, mobilitazione cognitiva.. E anche un po’ di Mezzogiorno. Insomma, tutti i pezzi del suo album e in più qualche chicca per il pubblico. Ma uscendo dalla splendida sala della Domus Ars che ha ospitato l’incontro, resta una sottile delusione.

Come mai? Eppure la scommessa di Barca infondo è già vinta: parlare a migliaia di persone di contenuti politici impegnativi – peraltro espressi senza una particolare cura divulgativa, per così dire – è una rivoluzione se letta in rapporto ad un universo politico piatto e ad una comunicazione politica essenzialmente avvilita dalla menomazione di contenuti operata dai format televisivi e dalla logica del consenso ad essa sottesa, ovvero: sì/no, buono/cattivo, amico/nemico. Fabrizio Barca si ribella alle dicotomie, e non per un tardivo rigurgito democristiano del mettere a forza insieme gli opposti, ma per insistere sulla necessità di approfondire i temi e cercare soluzioni articolate ai problemi complessi che abbiamo di fronte. La sua indicazione è: dismettere la paura della complessità, allontanare la tentazione di affidarsi a depositari della verità, risiedano essi in gruppi informali mono o pluri-tematici, nella fideistica fiducia nella Rete, in soluzioni moderniste radicali riferite alla struttura della politica – abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ad esempio – o delle istituzioni.

Tutto in gran parte condivisibile. Ma l’impressione che se ne ricava è che Barca resti ancora ancorato alle premesse della sua proposta politica. È un po’ come quando un rullo di tamburi annuncia l’arrivo sulla scena di un personaggio o di un fatto nuovo: se i tamburi durano troppo, quasi a diventare essi stessi la novità dello spettacolo, il pubblico si perde per strada e si disconnette. Per dirla con le parole dello stesso Barca, la mobilitazione cognitiva che il suo documento ha suscitato in molte persone di sinistra rischia di stabilizzarsi se non si chiariscono gli obiettivi e la road map di questo processo innescato dalla sua entrata nella politica attiva.
In particolare, ci sono due relazioni pericolose che Barca non riesce a chiarire del tutto.

La prima è quella con il Governo Monti di cui ha fatto parte in qualità di Ministro. Esperienza in se stessa condonabile per l’eccezionalità del momento, ma in un Paese il cui assetto politico si avvia a restare perennemente ancorato all’eccezionalità – quella del Governo Letta e della rielezione di Napolitano al Quirinale è ancora più eclatante dell’Esecutivo dei Tecnici – quanto è affidabile Barca rispetto al rientro nei parametri democratici essenziali che vedono una maggioranza e un’opposizione?

La seconda cosa da chiarire è il patto di non aggressione sottoscritto con Matteo Renzi. Legittimamente il Sindaco di Firenze incarna una sinistra che ha poco a che vedere con l’impostazione di Barca su temi cruciali come il lavoro, l’articolazione e il finanziamento dei partiti, le politiche di coesione territoriale. È altrettanto legittimo che le posizioni di Barca, all’interno del PD e più in generale nella sinistra italiana, non si materializzino in una proposta che competa per la leadership contro Renzi? Si può rinunciare a questa battaglia a causa della consapevolezza di partire oggettivamente in svantaggio rispetto al concorrente? Non è un calcolo tattico un po’ troppo terra-terra se rapportato al livello politico e intellettuale a cui il documento di Barca ci ha fatti riabituare?

Vai a un incontro con Fabrizio Barca con l’entusiasmo di chi sa che c’è qualcos’altro nella sinistra, oltre Renzi e Letta. Torni a casa con la perplessità di chi questo qualcosa ancora non ha capito cosa possa essere.

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