manifesto

Napoli e la Campania hanno bisogno di una forza che rompa con l’assuefazione al quotidiano, al lento ma inesorabile decadimento, alla sconfitta delle forze del lavoro e alla deresponsabilizzazione delle classi dirigenti.

Napoli e la Campania hanno bisogno di una forza di sinistra, modernamente riformatrice e per questo radicale, che chiuda un ciclo e riprenda a cimentarsi con il cambiamento e con l’innovazione, che ritorni a pensare alla politica come strumento per cambiare la qualità della vita della gente.

In quindici anni di governo, il Centro Sinistra, nonostante le tante cose fatte e i tanti successi ottenuti, non è riuscito ad invertire la tendenza al decadimento della nostra metropoli.

La deindustrializzazione dello scorso secolo è stata assurdamente assecondata da una classe dirigente che si è illusa che il turismo da un lato, la virtù salvifica del libero mercato dall’altro potessero ricreare un tessuto produttivo.

Oggi, nonostante la pioggia di denaro proveniente dall’Europa e gli oggettivi processi di modernizzazione delle infrastrutture avviati nella nostra città, esistono decine di migliaia di famiglie sotto la soglia di povertà nella e un tasso di disoccupazione che in Campania supera il 14% della forza lavoro.

A questi dati va aggiunto il peso drammatico del lavoro nero e sommerso, dei morti sul lavoro, dei poteri criminali, dell’illegalità diffusa della mancata integrazione dei migranti, dell’evasione scolastica.

Napoli e la Campania hanno bisogno che nuove forze sociali irrompano sulla scena politica, che i giovani, il mondo del lavoro dipendente e dei saperi, chi lavora nella nuova e nella vecchia economia, gli immigrati e i poveri, i tanti che sono in silenzio, ricomincino a parlare e a sentirsi soggetti collettivi.

Una fase si è chiusa, di fronte a noi si presenta un ciclo elettorale di tre anni e se la Sinistra non vuole soccombere ha bisogno di un nuovo inizio.

Un nuovo patto sociale, un grande programma di cambiamento, che corregga gli errori commessi e che valorizzi il buono che si è fatto. La Sinistra non può restare spettatrice.

La Sinistra deve fare tesoro delle culture comunista, socialista e ambientalista da cui proviene e deve inverarle, non con un nostalgico sguardo al passato, ma nella lettura e nel cambiamento del mondo che abbiamo di fronte.

Rivoluzionaria perché davvero riformatrice, la Sinistra deve essere una forza morale una forza sociale capace di dare voce al mondo del lavoro colpito e marginalizzato da deindustrializzazione, licenziamenti ed incidenti mortali. Una forza che valorizzi le competenze, il merito e le capacità dei singoli.

Vogliamo una Sinistra capace di non inseguire i mille rivoli di chi protesta, alla ricerca di un illusorio ed effimero consenso elettorale. La Sinistra che vogliamo deve stare attenta a non ridursi a rappresentare sacche clientelari e gruppi di pressione.

Di questa Sinistra abbiamo bisogno con urgenza, proprio oggi che la crisi dei mercati internazionali dimostra che è finita la favola del “ricchi tutti”, che il tempo degli esclusi non verrà quando si sarà diradata la polvere che segue ogni crollo, ci mostrerà nuovi attori, nuove povertà, nuove opportunità. E soprattutto ci sarà definitivamente chiaro che il modello di sviluppo attuale non è sostenibile con la vita sul pianeta

Questa crisi dimostra che non c’è tempo da perdere, che bisogna unirsi, che c’è bisogno di mettere in campo un nuovo soggetto politico che riparta dai territori e dai luoghi della produzione, dai luoghi del sapere, come la scuola e l’Università, e dalle grandi questioni etiche e dei diritti civili.

Ed è per questo che vogliamo provarci anche noi, da Napoli e dalla Campania.

La nuova Sinistra che vogliamo costruire deve essere quindi locale, ben radicata nella realtà dei nostri quartieri, nei luoghi di produzione di merci e saperi, nel gorgo delle nostre città e nel contempo deve ricominciare a parlare con voce internazionalista, sapendo che il pianeta è piccolo e ci appartiene.

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