luglio 2012

di Guido Iodice e Daniela Palma

L’editoriale di Antonio Polito pubblicato sul Corriere della Sera del 18 luglio 2012 (Le risorse immaginarie) purtroppo non si distingue nel panorama degli articoli che, almeno da due anni a questa parte, ripropongono i luoghi comuni sull’eccessiva spesa pubblica italiana e sulle ragioni della crisi. Tuttavia è interessante che Polito abbia esplicitamente accusato l’Italia di “politiche keynesiane”. Ma partiamo dall’inizio.

Polito esplicitamente assume come vero il punto di vista di Berlino: «In Germania – scrive il giornalista – sono convinti che l’Italia di oggi sia proprio il frutto di un lungo ciclo di politiche keynesiane. E in effetti è legittimo pensarlo di un Paese che ha accumulato la bellezza di duemila miliardi di euro di debiti». Ma la crisi che oggi porta lo spread vicino a quota 500 è davvero originata da ciò? Un confronto con gli altri Piigs dice esattamente il contrario.

Prima della crisi del 2007/2008 il rapporto debito/Pil continua… →

{ 0 comments }

L’urbanistica de-contestualizzata

by admin 1 on 24 luglio 2012

in saperi e ambiente

di Riccardo Festa*

Le questioni urbanistiche sono ritornate da qualche tempo al centro del confronto politico nella nostra città. Nell’articolo apparso il 13 luglio su “La Repubblica”, a firma di Francesco Minisci, l’autore tenta di analizzare le vicende urbanistiche ad un anno dall’insediamento della giunta De Magistris. La lettura che ne scaturisce mi permette di avanzare qualche riflessione.

Oggi ci troviamo di fronte ad un quadro quasi completo di regole che governano i processi di tutela e di trasformazione dei nostri territori. Però, abbiamo di fronte a noi un grande tema che è il punto di riferimento su cui Napoli ha costruito le proprie visioni di trasformazione: strutturare politiche e azioni in grado continua… →

{ 0 comments }

di Pietro Greco
giornalista scientifico e scrittore

C’è un’idea di politica della ricerca che si sta facendo strada in Italia e anche in Europa: dobbiamo fare come negli Stati Uniti d’America. Farci guidare dalla legge dura ma efficiente del mercato. Niente più lussi, dunque. Niente più ozi intellettualmente appaganti. Per far crescere l’economia occorre rinunciare a finanziare la “bella” scienza di base, che produce conoscenze non immediatamente utili, e finanziare con fondi pubblici, mobilitando gli scienziati pagati con soldi pubblici, lo sviluppo rapido di prodotti innovativi che possono essere immediatamente messi sul mercato. Il tutto sarà anche esteticamente meno appagante, ma è molto più redditizio.

Questa idea è quasi sempre solo abbozzata. È più uno slogan che un piano. Tuttavia produce effetti concreti. Anche perché molti economisti e soprattutto molti commentatori di economia, più o meno autorevoli, pensano che non c’è migliore regolatore possibile, anche in fatto di produzione di nuova conoscenza, che il mercato. Sebbene sia solo abbozzata, sebbene sia poco più che uno slogan, continua… →

{ 0 comments }

Napoli: una Ginevra mediterranea?

by admin 1 on 17 luglio 2012

in saperi e ambiente

di Ugo Leone
Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio

Ma Napoli qual è? Mi viene da chiedermi parafrasando il titolo del bel libro che Emilio Luongo e Antonio Oliva pubblicarono con Feltrinelli nel 1959 (Napoli com’è). Mi pongo il quesito anche sotto la spinta della sorpresa e delle preoccupazioni che leggo da più parti per il calo di residenti a Napoli registrato dall’ultimo censimento.

Nell’alimentare questi due sentimenti mi pare si trascurino due cose. Innanzitutto  Napoli non è solo quello che dal punto di vista amministrativo risponde a questo nome, ma è una realtà, diffusa sul territorio, che comincia a Pozzuoli e arriva sin quasi a Castellammare di Stabia lungo la costa, spingendosi poi verso Giugliano, Chiaiano e i comuni della cinta settentrionale.

È la conurbazione napoletana con all’interno comuni quali Giugliano (118.000 residenti), Torre del Greco (87.000) e Pozzuoli (84.000) che contano una  popolazione superiore a quella di capoluoghi di Provincia quali Caserta, Benevento e Avellino.

Demograficamente parlando, è questa Napoli. La quale, peraltro, conserva tuttora più che nel resto d’Italia e nel Mezzogiorno, una elevata propensione alla natalità e, quindi, alla crescita demografica. E se andassimo a censire i nati nelle cliniche e negli ospedali napoletani e li confrontassimo con i residenti cittadini a fine di ogni anno, troveremmo un discreto numero di “desaparecidos”.

L’altro aspetto trascurato è che il calo di residenti è un aspetto in sintonia (anche se solo apparente) con la tendenza alla controurbanizzazione che da una cinquantina d’anni caratterizza continua… →

{ 3 comments }

Non siamo mai stai acritici sostenitori della concertazione, anzi. Dal ’93 ad oggi schiere di delegati, quadri e dirigenti sindacali hanno vissuto una stagione carica di contraddizioni e segnata da violenti e reiterati attacchi al Lavoro, alle sue  tutele e alla sua funzione di principio fondante del Patto costituzionale.

Sono stati lustri caratterizzati da un forte protagonismo sindacale, specie della CGIL che, seppure isolata, è stata efficacemente in campo per la difesa dell’articolo 18, contro la guerra, per i diritti dei migranti, a difesa della Costituzione.

Nei territori e nelle aziende, però, la storia ci è sembrata andare spesso in una direzione affatto opposta a quella delle grandi mobilitazioni nazionali, e la dismissione aprioristica del conflitto è divenuto il tratto prevalente delle relazioni industriali, soprattutto dove governa – o governava – il centro-sinistra.

La concertazione, così, non ha evitato il progressivo quanto rapido cambio di paradigma, che ha trasformato il lavoro da diritto per ogni cittadino e cardine dell’organizzazione sociale a merce povera e deperibile e costo da tagliare. E’ avvenuta una feroce ristrutturazione – culturale prima ancora che economica- della società, in cui si inscrive il declino del sistema industriale e produttivo del Paese e l’impoverimento di fasce sempre più larghe di popolazione. Alle nuove generazioni è negato il futuro, a quelle più anziane è stato rubato un passato di sacrifici e speranze.

Pacchetti normativi, riforme delle pensioni, precarietà, continua… →

{ 1 comment }

di Pietro Greco
giornalista scientifico e scrittore

«Fujtevenne!». Andate via, finché siete in tempo, diceva trent’anni fa Eduardo De Filippo ai giovani  napoletani che gli chiedevano cosa fare in una città devastata dal (dopo) terremoto e da una rapidissima deindustrializzazione. Napoli sta rinunciando al suo futuro. E l’unica prospettiva per voi giovani napoletani è andare via.
«Fujtevenne!». Sembra dire Fernando Ferroni, coraggioso presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ai giovani ricercatori che hanno appena contribuito a intercettare il «bosone di Higgs» – una delle scoperte più importanti degli ultimi decenni in fisica – e che, quasi in premio, hanno subito un drastico taglio al bilancio del loro Ente e, di conseguenza, alle loro ricerche. L’Italia sta rinunciando al suo futuro. E l’unica prospettiva per voi giovani italiani è andare via.

Che la spending review del governo abbia colpito duro il settore della ricerca (ma anche quello dell’università) sono i numeri a dirlo. L’Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), vigilato dal ministero dell’agricoltura, è stato soppresso. Non si conosce, allo stato, quale sarà la sorte dei singoli ricercatori (che intanto, per protesta, sono saliti sui tetti). Mentre i 12 enti vigilati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca hanno subito tagli ai fondi ordinari che, per il 2012, ammonteranno a 19 milioni di euro su un bilancio complessivo che ammonta a oltre 1.400 milioni di euro. Non sembra molto: una sforbiciata inferiore all’1,4%. Ma occorre tenere in conto che interviene a metà anno. Mentre i programmi di ricerca sono già in corso. E molte spese già effettuate.

I tagli saranno maggiori nel 2013 e nel 2014, quando saliranno a 102 milioni per anno. Una diminuzione continua… →

{ 1 comment }