aprile 2012

Deindustralizzazione o terziarizzazione? Crisi del manifatturiero o trionfo dell’economia dei servizi?*

Il dibattito non è nuovo, ed è dagli anni ’80 che occupa uno spazio sempre più significativo sulla scena della riflessione economica.
Di certo sappiamo che non è irrilevante: da esso infatti traggono origine importanti implicazioni per ciò che riguarda la presunta fine dell’età dell’industria e della cosiddetta “produzione materiale”, con pesanti ripercussioni sulle decisioni che i governi debbono assumere ai fini dello sviluppo dell’economia.

No, l’industria non è passata di moda ed è su di essa che bisogna continuare ad investire, sapendo, però, che è stata attraversata da importanti cambiamenti. Oggi ne sono ormai consapevoli tutte le maggiori economie avanzate, non ultimi gli Stati Uniti che proprio sotto l’attuale Presidenza Obama si son posti (assai seriamente) un problema di rilancio del manifatturiero e della sempre più serrata concorrenza proveniente dalle economie di nuova industrializzazione, Cina in testa.

E la questione è sempre più pressante: ce lo fa presente un prezioso approfondimento dell’Economist del 21 aprile scorso, parlandoci delle nuove “catene del valore”, dei legami sempre più articolati (ma anche forti) tra industria e servizi, nel segno di una continua evoluzione segnata dai processi dell’innovazione tecnologica. Non è una novità, continua… →

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di Guido D’Agostino
presidente dell’Istituto campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”

Alcune osservazioni preliminari si impongono accingendosi, una volta ancora, a ricordare e riflettere attorno al 25 aprile, anniversario della Liberazione nazionale da nazismo e fascismo. Intanto, per ribadire come l’evento, racchiuso in una data specifica, quanto simbolica, costituisce non tanto un accadimento determinato in sé, ristretto in una durata temporale altrettanto rigidamente delimitata, quanto piuttosto il nucleo di condensazione, attrazione e, insieme, sintesi, di un processo, assai più lungo, complesso e concatenato. Al riguardo, la scienza storica ammonisce che persino un evento ‘puntuale’ può e deve leggersi considerando un prima, un durante e un poi che lo compongono.

Inoltre, per richiamare con forza quella che solo in apparenza può risultare un’ovvietà, mentre in realtà rimanda ad uno dei capisaldi della conoscenza storica, per cui la ricostruzione delle vicende umane trae origine e senso dall’occhio del presente e si proietta infine verso il futuro per cercare di decifrarlo, o almeno scrutarlo. In altri termini, come ha ricordato di recente lo spagnolo Javier Cercas, il presente ci obbliga a interpretare il passato in modo nuovo, ma pretende al tempo stesso che i fatti non si manipolino, e che non si ignorino. Si potrebbe ancora aggiungere che oltre al diritto alla memoria storica, esistono pure i diritti della memoria storica, ad essere trasmessa integra e senza strumentali deformazioni.

Il tutto, per riportare alla nostra attenzione soprattutto due elementi tra i tanti. Uno riguarda l’ambito più proprio etico-politico, e consiste nella ‘scelta’, operata dagli italiani settant’anni fa, tra libertà e privazione di essa, tra democrazia e dittatura, tra dignità e vergogna, continua… →

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Vi proponiamo in anteprima un contributo scritto da Paolo Franco* e Gianni Marchetto**, di prossima uscita su Alternative per il Socialismo, la rivista fondata e diretta da Fausto Bertinotti

Si va  finalmente consolidando la convinzione che non si potrà parlare di sviluppo e crescita se non cambia alla radice l’approccio ai temi della crescita industriale e della stessa produttività.  Occorre una nuova diversa attenzione alla specializzazione dell’apparato produttivo ed alle scelte necessarie per sostenerla. Sia per l’attenzione alle problematiche ambientali, sia per l’intreccio tra qualità dei prodotti, innovazione e tecnologie, sia per l’attenzione alla professionalità degli addetti, tecnici, ricercatori, operai.

Si dovrebbe trovare l’occasione per sottolineare anche i gravi errori commessi da grandi imprese pubbliche e private nei decenni passati. Non fosse che per smitizzare la presunta scientificità delle scelte d’impresa. Come non ricordare la mancata occasione della vendita dell’Alfa Sud alla Ford o ai giapponesi o le ricorrenti crisi di mercato della Fiat dovute, sempre, al ritardo dei modelli. O ancora la cecità dell’IRI quando affossa l’Olivetti, allora in possesso di un prodotto come M24, all’avanguardia sul mercato mondiale. O ancora la mancata occasione per rilanciare una efficace riconversione industriale, in parallelo al ridimensionamento della siderurgia pubblica negli anni ’80. C’erano risorse e idee. Tutto buttato al macero. E basta andare a vedere cosa sono 25 anni dopo Bagnoli o l’area che va da Taranto a Bari.

Oggi comunque ci interessa cogliere i giudizi critici sulle decisioni sbagliate continua… →

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Salute e Prestazione

by admin 1 on 19 aprile 2012

in documenti,economia e lavoro

“Il modello giapponese, un sistema che tenta di strizzare acqua da un asciugamano asciutto”. Gianni Marchetto, ex operaio, definisce così il WMC (World Manufcturing Class) metodologia di lavoro tanto in voga – nell’epoca del web 2.0 –  nelle fabbriche e negli stabilimenti, non ultimo quello della Fiat di Pomigliano. Lo fa nel saggio che vi proponiamo, il cui titolo, Salute e Prestazione annuncia quella lucida oggettività con cui esamina i costi in termini umani del capitalismo rappresentato dal Marchionne pensiero e dai governi “tecnici”. Perché il tema è proprio questo: come riformare il mondo del lavoro “da sinistra”, per mettere fine a un modello di macelleria sociale e produttiva che porta inesorabilmente a siti inquinati e a uno sfruttamento irreversibile delle risorse del pianeta, umane e non.

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Le risposte all’antipolitica

by admin 1 on 19 aprile 2012

in documenti

Riceviamo e pubblichiamo

Una persona responsabile e matura conosce le proprie debolezze, le analizza,  le metabolizza, le ammette a se stessi ed agli altri,  trasformandole lentamente in punti di forza. Un partito che vuole oggi combattere seriamente il vento, forte e giustificato, dell’antipolitica, deve comportarsi allo stesso modo.  Ammettere le proprie difficoltà, analizzarle e rispondere al vento con argomenti altrettanto forti e convincenti di quelli che hanno generato il vento .

Quale risposta dei partiti può risultare  credibile ed arginare il vento dell’antipolitica? La prima risposta è dire apertamente che si è a favore della “politica”. Senza timidezze e balbettii. Ma della politica nel senso aristotelico del termine, quale amministrazione della polis per il bene di tutti:  non si può rinunciare a far politica perché non si può rinunciare a governare la società. Ma questa riposta da sola non basta e, se non viene accompagnata da elementi visibili di “rinnovamento”, produce esattamente l’effetto continua… →

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Dopo l’ultima iniziativa abbiamo chiesto* a Francesco Sinopoli, segretario nazionale Flc-Cgil (Federazione lavoratori della conoscenza, il sindacato dei lavoratori occupati nella formazione e nella ricerca) di rispondere ad alcune domande. Il tema, ovviamente, non poteva essere che il lavoro  e la riforma Monti-Fornero

CIREM: Si parla di “contratto unico per i giovani” , qual è la tua idea in merito?

Il contratto unico era un pretesto per intervenire sulla flessibilità in uscita come è ormai dimostrato. Peraltro non è mai stata davvero in campo l’idea di superare tutte le varie (46) forme contrattuali che caratterizzano il mercato del lavoro del nostro paese.  Gli stessi estensori della proposta, Boeri e Garibaldo, copiata (rectius mutuata) dal contratto di primo ingresso bocciato in Francia da un movimento enorme,  parlano di contratto prevalente. Nel senso che diventerebbe unico per convenienza delle imprese visto che consentirebbe il licenziamento ad nutum nei primi tre anni di lavoro.

Comunque Monti, quanto meno, ha avuto l’onestà di chiamare le cose con il loro vero nome. Il problema sono l’articolo 18 che riguarda i licenziamenti individuali illegittimi e le procedure dei licenziamenti collettivi. Questi sono i “limiti” alla flessibilità in uscita. Andando nel merito segnalo che  la tesi secondo cui la rigidità della disciplina in materia di lavoro è all’origine della disoccupazione trova fondamento nel rapporto Ocse del 1994 opinione, ribadite dall’Ocse, dalla BCE e dal Fondo Monetario, e da ultimo fatta  propria anche dalla Commissione Europea – che da almeno 10 anni ha un orientamento politico conservatore – nel Libro Verde sulla “modernizzazione” del Diritto del lavoro.

In realtà l’indice di rigidità dell’impiego elaborato dell’Ocse – ed utilizzato in Italia, fra gli altri, da Pietro Ichino – si è scoperto contenere gravissime imprecisioni. continua… →

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La Controriforma del mercato del lavoro

by admin 1 on 16 aprile 2012

in documenti

Ci segnalano

SEL Campania ha promosso per mercoledì, 18 aprile alle 17 un seminario con la partecipazione di Sergio Mattone, già presidente sezione lavoro Corte di Cassazione, e Alfonso Gianni, della Presidenza nazionale di SEL.

Il seminario che si terrà alla Filcams (piazza Garibaldi, 101, Napoli) nasce per approfondire le questioni inerenti al Decreto Legge Monti-Fornero sul mercato del lavoro.  Lo scopo del seminario è quello di analizzare gli scenari che si aprirebbero in caso di approvazione da parte del Parlamento di quella che SEL ha definito come “una vera e propria controriforma”.

Infatti ciò che si determinerà è un’ulteriore precarizzazione del lavoro che già in questi anni si è progressivamente aggravata, esponendo moltissimi giovani e donne all’insicurezza, ai bassi salari e all’assenza di tutele. continua… →

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