ottobre 2011

di Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università di Napoli Federico II

I centri abitati delle Cinque Terre di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, sono stati riconosciuti dall’UNESCO, nel 1997, Patrimonio Mondiale dell’Umanità (582 siti in tutto il mondo).

La motivazione che ha riconosciuto le Cinque Terre un monumento dell’uomo e della natura è la seguente: “La regione costiera ligure nella zona delle Cinque Terre costituisce un patrimonio di alto valore paesaggistico e culturale. La disposizione e la conformazione dei piccoli paesi e dei terrazzamenti sulle colline che li circondano, costruiti sormontando le difficoltà di ripidi e scoscesi terreni, racchiude chiaramente in se la storia e la cultura degli insediamenti di questa regione nel corso di un millennio”.

Le Cinque Terre sono descritte come “un fondersi insieme di cultura, storia e fatiche immense spese nel corso dei secoli dai suoi abitanti per modellare un territorio ostile costruendo migliaia di chilometri di muretti a secco sulle colline impervie”. Sono un luogo in cui natura e uomo in completa armonia hanno costruito un paesaggio unico, oggi patrimonio di tutti. Migliaia di chilometri di muretti a secco coltivati a vite e ulivo; paesi di origine medioevale e beni culturali di grande pregio; scarsa espansione edilizia e pochi tracciati viari: sono le peculiarità delle Cinque Terre, che sono riuscite a mantenere nel tempo valori naturali e ambientali incomparabili e di straordinaria bellezza.

E’ stato proprio l’uomo, attraverso mille anni di lavoro, a creare questo paesaggio unico, fatto di terrazzamenti sui fianchi scoscesi dei monti, che a volte arrivano a picco a quasi toccare il mare. Oggi, le Cinque Terre sono un Parco Nazionale, nonché Area Marina Protetta. E allora come mai si è verificato il disastro idrogeologico del 25 ottobre scorso continua… →

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Ancora sul 15 ottobre

by admin 1 on 28 ottobre 2011

in pace, welfare e nuovi diritti

Riceviamo e pubblichiamo

di Ernesto Paolozzi
Manifestoasinistra

invocare leggi speciali  sfruttando l’emozione mediatica indotta dalle deprecabili violenze del 15 ottobre (corteo degli indignati) è un atto di violenza nei confronti della democrazia liberale, un vergognoso e opportunistico tentativo di  strumentalizzazione compiuto da parte cospicua di una classe politica del tutto delegittimata.

Andiamo con ordine. Dato l’insopportabile clima culturale artificialmente costruito dai mass-media, siamo costretti a ribadire un’ovvietà, ossia l’assoluta condanna dei giovani e giovanissimi che hanno provocato gli incidenti. Ciò detto, dobbiamo avere il coraggio di affermare che le violenze alle quali abbiamo assistito in diretta televisiva non sono state peggiori delle tantissime avvenute in tutto il mondo e in Italia (ricordiamo la guerriglia in Val di Susa). Se poi le paragonassimo a quelle alle quali abbiamo assistito da giovanissimi negli anni Settanta, gli anni del terrorismo, e ricordando che anche allora molti, non solo a sinistra, furono contrari a leggi speciali, appare chiaro come gli eventi al corteo degli indignati siano stati solo un pretesto per distrarre l’opinione pubblica dalle questioni reali che quel corteo proponeva. continua… →

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Il 25 e 26 ottobre 2011 la FLC CGIL e altri sette sindacati europei si confronteranno con l’obiettivo di elaborare proposte ed azioni comuni

Rispetto al resto d’Europa, la situazione del nostro Paese nel campo dell’Università e della Ricerca è purtroppo la peggiore.

Siamo al punto che il finanziamento di alcuni grandi progetti di ricerca viene operato distraendo risorse fondamentali per l’ordinaria attività degli enti e delle università. E questo accade dopo anni di tagli radicali e consistenti che sono seguiti ad un lungo periodo di investimenti ben al di sotto delle necessità.

Nonostante questa drammatica situazione le performance dei nostri ricercatori, come dimostrano tutti gli indicatori internazionali, ancora oggi migliorano rispetto a quelle dei ricercatori dei paesi occidentali che investono ben più di noi in questo fondamentale settore.

Tuttavia, come ben sappiamo, al crollo degli investimenti in ricerca si è aggiunto il blocco sostanziale del turn over e quindi l’impossibilità di avviare quel ricambio generazione essenziale per produrre ricerca di sempre maggiore qualità. Questo significa che nei prossimi anni sarà impossibile mantenere i nostri attuali standard di produttività scientifica che si reggono anche sul lavoro di moltissimi precari.

Il 25 e il 26 ottobre 2011 a Roma, e su iniziativa della FLC CGIL, 7 sindacati europei si incontreranno e si confronteranno con l’obiettivo di elaborare proposte ed azioni comuni in un Manifesto dell’Università e della Ricerca, “Il Manifesto di Roma“, continua… →

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Le primarie francesi

by admin 1 on 22 ottobre 2011

in ultimate

Riceviamo e pubblichiamo
da Arturo Scotto*
segretario Sel Campania

Le “primaires citoyennes” hanno segnato, come ha dichiarato immediatamente il neocandidato presidente del Ps, Francois Hollande, un fatto irreversibile per la politica francese.

Da domani – dopo che in una settimana tra il primo ed il secondo turno si sono recati alle urne oltre cinque milioni e mezzo di francesi – nessuna forza politica potrà fare a meno di ricorrere a questo strumento, di demandare ai cittadini il potere di scelta dei candidati alle cariche monocratiche.

Tant’è che già il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe – con il quale abbiamo avuto un cordiale scambio di battute la sera del voto a Rue Solferino – ha annunciato, riconoscendo il ruolo pionieristico della gauche italiana, che il suo successore alla guida della capitale verrà scelto attraverso questo metodo.

Ma partiamo dal principio. Mi è capitato alla fine di ottobre del 2005 di far parte di una delegazione degli allora Democratici di Sinistra al congresso nazionale di Le Mans, dove Francois Hollande venne riconfermato segretario generale del partito.

Eravamo alla fine della stagione di Chirac, si doveva scegliere il candidato alle presidenziali e già cominciava a brillare la stella di Segolene Royal. Arrivò Romano Prodi, fresco vincitore della competizione delle primarie dell’unione, ed intervenne in francese con un marcato accento emiliano davanti alla platea dei delegati. continua… →

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di Riccardo Festa*

Il tramonto della città post-industriale suggerisce di lavorare alla costruzione di una rinnovata città produttiva.

Per andare in questa direzione occorre rimuovere principalmente gli effetti più disastrosi della questione ambientale – quella dei rifiuti – per fare di Napoli una città all’avanguardia nello smaltimento e nel riciclaggio; occorre organizzare le forze sane, politiche, produttive e sociali, su scala metropolitana, guardando oltre i confini comunali, per proporre una coalizione tra soggetti pubblici e privati che sperimenti soluzioni fondate sulla cooperazione; occorre valorizzare le risorse esistenti e formare nuovi fattori di sviluppo, dal turismo all’innovazione tecnologica, ai servizi su grande scala attraverso la collaborazione di tutti gli attori interessati, dentro e fuori Napoli.
La strategia per l’intero ambito metropolitano deve essere simile a quanto avvenuto per i trasporti su scala regionale. Queste premesse portano ad uscire da Napoli, ad aprirsi con opportune scelte all’insieme delle realtà sociali e amministrative, a puntare sulla condivisione di politiche diversificate, assumendo la dimensione territoriale di un sistema a rete. continua… →

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Lo spettacolo del debito e della crescita è un piccolo volume di Alfonso Marino, docente di Economia e organizzazione aziendale alla Seconda Università di Napoli: una riflessione sul non-sense dei dogmi economici dominanti, sulle cause della crisi dei poteri statuali e sull’impoverimento democratico e materiale dei popoli. L’analisi di Alfonso Marino è impietosa, a tratti cruda, è un  invito-viaggio ad attingere agli sguardi più lucidi del nostro tempo: l’autore ne sceglie alcuni, come quelli di Stiglitz, Amartya Sen, Debord, Galeano, si serve addirittura di una copertina del fumetto Ken Parker, ma è solo un esempio, molto riuscito, di mostrare una via, una tra le tante possibili esplorazioni per sottrarre il  proprio immaginario alla schiavitù del consumo e restituirlo alla dignità della consapevolezza critica e del potere creativo.  Come Cirem e Sinistra Svegliati lo proponiamo alla vostra attenzione. Il volume è scaricabile gratuitamente cliccando qui (è anche su www.cirem.it) Il nostro augurio è che possiate apprezzarlo come un’utile mappa per i nostri tempi e che sia il primo di una serie.



Lo spettacolo del debito e della crescita: l’economia dell’immaginario e la realtà della crisi

Alfonso Marino
Seconda Università di Napoli


“ Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio…” Università del Kansas, 18 marzo 1968, discorso di Robert Kennedy

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I primi risultati – risultati e non semplici effetti – di quanto accaduto sabato scorso a Roma sono immediati e inequivocabili: il divieto di corteo per lo sciopero della FIOM del 21 ottobre e l’ipotesi di legislazione speciale caldeggiata dall’onorevole Di Pietro (giù la maschera direbbe Totò) e prontamente avanzata da Maroni (il niente dietro un paio di baffetti, come ebbe a dire un po’ di tempo fa Camilleri).
Un restringimento degli spazi democratici di espressione e manifestazione, una risposta “d’ordine” e repressiva generalizzata – non selettiva e ragionata – che colpisce indistintamente tutte le forme di dissenso e opposizione allo status quo politico e sociale del Paese, improntato alla costante pulsione eversiva di chi ci governa, come dimostrano le ultime intercettazioni tra il capo del governo e il faccendiere Lavitola.

I fatti di Roma interrogano e coinvolgono tutti, “nessuno è assolto”.
Innanzi tutto le forze politiche. Incapaci, almeno in larga parte, di esserci, nel senso di “essere insieme” di “essere con”  il Paese reale. Avulse spesso, e per questo delegittimate e mal tollerate, quando non addirittura espulse,  dalle piazze e – più in generale – dai luoghi del disagio e dell’agire sociale.
Sabato c’è stata la sconfitta non dei partiti – che troppo spesso si sconfiggono da soli – continua… →

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