settembre 2011

Ansaldo, prove generali di dismissione

by admin 1 on 28 settembre 2011

in economia e lavoro

Come è accaduto con la Fiat, l’Iribus, l’Alenia e tante altre realtà produttive del nostro paese (e della Campania in particolare), la progressiva desertificazione industriale è il frutto di scelte che spesso poco hanno a che vedere con l’ineluttabilità della crisi. Piuttosto si tratta di decisioni maturate nel caos della “finanziarizzazione dell’impresa globale”, dove le mire espansionistiche di alcuni gruppi premiano con un surplus di guadagno i soggetti proprietari nazionali, scippando così ai territori lavoro, risorse e competenze.
Vi inoltriamo di seguito un comunicato sindacale delle RSU dell’Ansaldo STS di Genova-Napoli-Potenza-Torino, che dimostra come sia più urgente che mai uscire da una visione localistica dei problemi se si  vuole coltivare l’ambizione di proporre un modello meno povero e impoverito di società e non limitarsi a contrastare gli effetti sempre più devastanti della crisi. Magari ricordando, come ben dice una Rsu Ansaldo, che “
nella nostra città, Napoli, l’Ansaldo comparto ferroviario è l’ultimo avamposto industriale a partecipazione pubblica.

Comunicato Sindacale

Lavoratrici, Lavoratori.
la data del 14 settembre 2011 sarà ricordata, in questo nostro sciagurato paese, come il giorno in cui la “follia industriale” abbia preso il sopravvento sulla razionalità, sulla lungimiranza e sulla prospettiva.

La notizia secondo la quale Finmeccanica si sia “liberata” in un sol colpo di Ansaldo STS e di Ansaldo/Breda, vendendo il tutto all’americana General Electric,  ha provocato una gravissima ondata speculativa con il titolo ASTS schizzato alle stelle e sospeso più volte per eccesso di rialzo.

Il successivo comunicato della holding che non smentiva quanto riportato da agenzie e giornali, ha colpevolmente alimentato quanto stava accadendo, disorientando ancora di più i tanti Lavoratori delle due aziende che già avevano subito la beffa del comunicato stampa di Orsi (amministratore delegato di Finmeccanica) di qualche giorno fa. continua… →

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Il CIREM (Centro d’Iniziativa e ricerche Euromediterraneo) riprende le sue attività.

Vicende generali e questioni contingenti, ci hanno convinto della giustezza dei nostri intenti iniziali e programmatici, e quindi non solo a continuare ma soprattutto a rinnovare e rilanciare l’iniziativa dell’associazione.

Il fermento politico e generale che scuote la sponda sud del Mediterraneo, l’impegno e la speranza delle giovani generazioni di quell’area; la crisi feroce che attanaglia in particolare l’Europa mediterranea, la responsabilità e l’afasia – quando non la colpevole diserzione – delle classi dirigenti di fronte al dramma di milioni di donne e uomini, di interi Paesi: queste, in estrema sintesi, le sfide epocali che richiedono a tutti di essere in campo con le proprie caratteristiche e le proprie energie. Restiamo fermamente convinti che l’indagine e la ricerca di canali e strumenti multidisciplinari di confronto e conoscenza tra culture e popoli siano la priorità per affrontare il passaggio d’epoca che, troppo spesso inconsapevolmente, abbiamo imboccato.

Il CIREM, nel suo piccolo, si è proposto sin dalla sua nascita come un luogo  non solo di discussione e dibattito contemporanei, ma anche e soprattutto come un laboratorio di ricerca e elaborazione di proposte politico-culturali.

D’altro canto i soci e i simpatizzanti, le iniziative grazie ad essi promosse, i materiali prodotti, ci inducono a pensare di avere in qualche modo consolidato questo ruolo, nonostante limiti soggettivi e scarsezza di mezzi e risorse.

Si tratta, ora, di fare un deciso passo in avanti per dare maggiore continuità, visibilità e diffusione alle nostre attività, aprirci a persone ed esperienze nuove, ricaricarci di energie e competenze, giovani e molteplici.

Anche per questo abbiamo deciso di trasferirci da via Melisurgo a Piazza del Plebiscito, nella prestigiosa sede dell’Archivio Storico Parisio, che ci ospiterà, un luogo pregno di storia e sapienza, ricco di un patrimonio unico di documentazione fotografica della nostra città, e non solo.
Un luogo che ben si addice, a nostro avviso, per provare ad intrecciare culture e forme di comunicazione diverse per un serio contributo allo studio del passato, al dibattito sul presente e alla costruzione del futuro.

La segreteria

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Carissime amiche e compagne,

Carissimi amici e compagni

dopo un periodo intenso e laborioso, in cui però abbiamo avuto poche possibilità di parlare tutti insieme delle attività della nostra associazione, credo sia opportuno incontrarci per discutere insieme.

Invito tutti voi all’assemblea dei soci e dei simpatizzanti del Cirem, che si terrà martedì,  4 ottobre  2011, alle ore 17.30, nella nostra nuova sede, presso l’Archivio Fotografico Parisio – con cui  da fine settembre saremo in coabitazione –  al porticato San Francesco di Paola 10, a Napoli, con il seguente Ordine del Giorno:

–         Ripresa attività

–         Prossime Iniziative

–         Varie ed eventuali

Colgo l’occasione per salutarvi affettuosamente

Napoli, 26 settembre 2011

Il presidente

Luigi Mascilli Migliorini

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di Pietro Greco
giornalista scientifico

«Tutto nel mondo sta precipitando», diceva Gianni Letta nei giorni scorsi quando la crisi finanziaria ha investito anche l’Italia. In realtà non è così. La crisi finanziaria e le borse in burrasca rischiano di oscurare, sui media e nelle analisi di molti politici, l’economia reale. Che, nel mondo, non sta affatto precipitando. A precipitare siamo solo noi, e pochi altri.

A fine 2011, secondo stime dell’OCSE, il Prodotto interno lordo (Pil) del pianeta, infatti, sarà aumentato tra il 4,2 e il 4,4%. Il Pil della Cina continua a crescere con una velocità prossima al 10% annuo (nel secondo trimestre di quest’anno la crescita è stata del 9,5%, ora è attestata intorno al 9,0%). E anche in Europa ci sono paesi che hanno un’economia brillante: in Germania fino a giugno il Pil è cresciuto a una velocità prossima al 5% annuo, trascinando al rialzo un’intera area del continente che va – più o meno – dalla Scandinavia alle Alpi, che comprende la Germania, i paesi Scandinavi, l’Olanda, l’Austria e la Svizzera e che potremmo definire “area teutonica”. Poi la crescita tedesca si è fermata. Ma comunque a fine anno sarà la più alta d’Europa.

L’economia è cresciuta con maggiori difficoltà (anche prima di giugno era inferiore al 2% su base annua) in un’altra parte dell’Unione, quella per così dire, a cavallo della Manica, che possiamo definire “anglo-francese”: Gran Bretagna (1,8%), Francia (1,6%), Belgio (2,4%), Irlanda (0,8%).

Mentre sempre nel primo semestre dell’anno risultava già pressoché stagnante (crescita inferiore all’1%) in quell’area meridionale che va dal Portogallo alla Grecia e che comprende la Spagna e l’Italia (oltre alle piccole Malta e Cipro).

Perché questa differenze? Perché in gran parte del mondo e, anche, in buona parte d’Europa l’economia reale cresce, mentre lungo le sponde settentrionali del mediterraneo l’economia ristagna? Perché tanta differenza fra le tre aree europee che pure hanno un analogo peso demografico (intorno ai 135 milioni di abitanti)? continua… →

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Manifestazione contro il caro RC auto

by admin 1 on 21 settembre 2011

in agenda

Manifestazione contro il caro RC auto

24 SETTEMBRE 2011

ORE 9,00

HOTEL RAMADA, VIA G. FERRARIIS, 40

NAPOLI

Ti invitiamo a partecipare all’iniziativa organizzata da Federconsumatori e dal Comitato Mo’Bast! a Napoli per il 24 settembre 2011 – p.v. – Hotel Ramada, via Gallileo Ferraris 40, alle ore 9,00  contro il “caro RCA auto” e contro le discriminazioni tariffarie attuate dalle compagnie assicurative nei confronti dei consumatori dei territori meridionali .

Saranno presenti il Presidente Nazionale della Federconsumatori  – Rosario Trefiletti, il Vice-Presidente Nazionale della Federconsumatori – Francesco Avallone, e hanno assicurato la loro presenza alcuni parlamentari europei del Centro Sud.

Napoli,  21 settembre 2011

PER FEDERCONSUMATORI                                                      PER IL COMITATO MO’ BAST!

IL PRESIDENTE                                                                     GABRIELLA GAMBARDELLA

ROSARIO STORNAIUOLO                                                                     PIETRO AVINO

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Nella prossima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si aprirà il 20 settembre 2011, l’Autorità Nazionale Palestinese chiederà il riconoscimento della Palestina come 194° stato membro dell’ONU.

La richiesta è appoggiata da istituzioni, partiti e organizzazioni della società civile palestinese che hanno lanciato una Campagna per il riconoscimento dello Stato di Palestina sia da parte di singoli Stati sia da parte di organismi internazionali che da parte delle Nazioni Unite, in coerenza con le centinaia di risoluzioni ONU e richieste concrete rivolte ai Governi israeliani che si sono succeduti in questi decenni, sempre disattese.

Tutte le Istituzioni e le organizzazioni palestinesi chiedono che l’ammissione alle Nazioni Unite non sia subordinata alla ripresa dei negoziati, dal momento che da anni tali negoziati vengono sistematicamente vanificati e anzi è continuata l’espansione degli insediamenti nei territori palestinesi occupati, la costruzione del Muro, l’espulsione dei cittadini palestinesi da Gerusalemme, le violazioni del diritto internazionale comprese le convenzioni di Ginevra.

Oltre 120 nazioni su 193 hanno già dato la loro adesione all’iniziativa e largamente favorevole è l’opinione pubblica di tutti i paesi dove è stata sondata, ma il Governo degli Stati Uniti ha già annunciato l’ennesimo veto e l’Europa è divisa.

Il riconoscimento dello Stato di Palestina alle Nazioni Unite sarebbe un passo importante sulla strada della giustizia, per la pari dignità del popolo palestinese, per la fine dell’occupazione e la realizzazione di una pace effettiva, che imbocchi finalmente la via diplomatica e della legalità internazionale e abbandoni quella militare.

Chiediamo che le forze politiche si esprimano e svolgano un ruolo di pressione sul Governo per far maturare il voto favorevole dell’Italia all’Assemblea Generale dell’ONU.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare al grande movimento di opinione che a livello mondiale sta appoggiando l’evento che mira innanzitutto ad affermare la dignità del popolo palestinese.

Raccogliamo l’appello della Campagna nazionale palestinese “Palestina: lo  Stato n. 194” per il riconoscimento e l’ammissione dello Stato di Palestina alle Nazioni Unite, sui confini precedenti al 1967 con Gerusalemme Est capitale.

Invitiamo a firmare l’appello di Avaaz www.avaaz.org, un’organizzazione no-profit indipendente con 9 milioni di membri in tutto il mondo che ha già raccolto 900.000 firme e si propone di arrivare a 1 milione di firme e di farne una consegna spettacolare.

Comunità Palestinese in Campania

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di Agostino Spataro

1. Mentre ri-esplodono gli scandali delle frequentazioni notturne e diurne di Silvio Berlusconi, permettetemi di ricordare che il suo governo si è assunto la grave responsabilità di votare contro la richiesta, avanzata all’Onu da Abu Mazen, per il riconoscimento pieno dello Stato del popolo martire di Palestina entro i territori del 1967 assegnati dall’Onu del 1947 e confermati dalla risoluzione n. 242/1967 del CdS dell’Onu che chiedeva l’immediato ritiro dai territori palestinesi delle forze d’occupazione israeliane.
Credo che il “no” detto da Berlusconi ai palestinesi sia molto più grave di quello che egli avrebbe  ricevuto da Manuela Arcuri.
Perciò, parliamone e soprattutto agiscano i responsabili politici e parlamentari per evitare questo nuovo errore che sbilancia, pesantemente, la posizione dell’Italia a favore della parte occupante.
Chiarendo che l’errore non è quello che- secondo il ministro Frattini- commetterebbero i rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese nel chiedere per il loro Paese il riconoscimento quale 194° membro della Nazioni Unite, ma quello commesso dal governo italiano di negare tale riconoscimento, senza portare motivazioni convincenti.
Il governo, infatti, non può rifiutare, in nome del popolo italiano, una richiesta legittima e dolorosamente motivata da 63 anni (sì, sessantatre anni, avete letto bene!) di spoliazioni di beni, espulsioni, diaspore, massacri, occupazioni militari, distruzioni di abitazioni, repressione, incarceramenti, sfruttamento della forza lavoro,miseria, privazioni di ogni sorta e persino tentativi di distruzione della identità culturale ed etnica.

2. Esagerazioni? Faziosità? Per una verifica di tali affermazioni, rimando agli scritti di diversi pacifisti israeliani che le documentano.
Per tutti cito Sacred Landscape opera di Meron Benvenisti, esponente israeliano della prima ora, a lungo amministratore di Gerusalemme, ampiamente richiamato da Riccardo Cristiano nel suo La speranza svanita (Editori Riuniti, 2002). continua… →

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Bagnoli grande assente nel confronto sullo sviluppo

by admin 1 on 14 settembre 2011

in agenda

di Vittorio Silvestrini
Presidente della Fondazione Idis-Città della Scienza

Con la solita acutezza Pietro Treccagnoli, sulle colonne di questo giornale, si è interrogato sul destino di Bagnoli. Avendo dedicato un quarto di secolo della mia vita al tema del nuovo modello di sviluppo per Napoli e in particolare alla sfida per il rilancio di Bagnoli, vorrei provare ad avanzare un ragionamento.  La crisi che sta investendo l’economia globale –  e che si riverbera ancor più pesantemente sul nostro Paese, il nostro Mezzogiorno, la nostra Città – ci impone di interrogarci con urgenza su quale possa o debba essere un progetto di sviluppo tale da proiettarci verso un futuro di positive certezze.

Se proviamo a fare con onestà intellettuale questo difficile esercizio in base ad argomenti del tutto generali e incontrovertibili saremo portati ad assumere come irrinunciabile assioma di partenza, che non sia realistico che una metropoli rinunci alla vocazione produttiva/industriale; ma di un’industria che non sia basata sul consumo di risorse e la dissipazione di territorio, ma che invece ponga al centro, come tutti i paesi avanzati e anche molti paesi emergenti fanno oggi, prodotti ad alto contenuto di ingegno.

Nel caso nostro, questa sintesi fra attività produttive, valorizzazione del territorio, e sfruttamento del “bene comune” conoscenza, non può non partire dalla valorizzazione del  “tesoro” costituito dall’area di Bagnoli, un pezzo di territorio straordinario che si incastona in un distretto urbano – l’area occidentale di Napoli – dove si intrecciano memoria e cultura del lavoro che fu e le testimonianze lasciate dalla fabbrica, con un presente fatto di centri di ricerca e istituzioni culturali di assoluta eccellenza internazionale tra cui, lo dico con orgoglio, la stessa Città della Scienza, che da quasi 20 anni di attività nell’area proprio di questo modello vuol essere promotrice e strumento di collegamento con la società tutta.

Eppure, nelle ultime settimane il dibattito su Bagnoli, che ospiterà importanti appuntamenti, dal Forum delle Culture, agli eventi scientifici dell’Expo dello Spazio del 2012, si è soffermato soprattutto su quali siano i soggetti burocratico-amministrativi più idonei a gestire gli investimenti piuttosto che sul consolidamento di attività produttive permanenti capaci di generare occupazione, che tali eventi possono generare. In particolare, mi lascia perplesso la centralità che ancora una volta si attribuisce al tema della rimozione della colmata a mare, mentre sembra calare il silenzio sulla rinascita economica dell’area, tanto attesa dalla popolazione. Ed è forse a questo perenne ritorno a diatribe fra soggetti locali che vanno ricondotte anche le disavventure quali quella recente della Vuitton Cup. continua… →

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