luglio 2011

Dieci anni fa, tra il 19 e il 21 luglio, durante il G8 di Genova, il movimento “no global” conobbe il momento più forte di mobilitazione. La manifestazione – che si svolse al di fuori della “zona rossa” – fu una delle più imponenti e probabilmente quella più brutalmente repressa della storia della Repubblica. La risposta del governo italiano fu infatti terribile. Con l’alibi dei Black Block, le forze di polizia si diedero a cariche furibonde, la caccia all’uomo fu indiscriminata (persone inermi furono prese – per essere pestate – nei portoni dei palazzi, i feriti nei pronto soccorso), in un crescendo che culminò nel blitz alla scuola Diaz (sede dei mediattivisti) e nelle violenze della caserma di Bolzaneto. In questo clima, il 20 luglio, venne ucciso Carlo Giuliani. I temi di quel movimento (la tutela dei beni comuni, il potere della speculazione finanziaria di depredare interi paesi, etc.) oggi sono più che mai attuali. Non solo: si può dire che dopo Genova nulla fu più come prima. Basta guardare, per comprenderlo, come è stato “gestito” il dissenso nella Val di Susa nelle scorse settimane.
Per ricordare quei fatti vi proponiamo una pagina di Antonio Tabucchi, tratta dal libro  “
Viaggi ed altri viaggi“, edizioni Feltrinelli

Genova

C’è qualcosa di diverso qui da altri luoghi, cosa sarà mai? Forse lo “spiro salino che straripa dai moli”? Ti viene in mente questo perché lo “spiro salino” è sicuramente il maestrale o un vento simile: libeccio, mistral, scirocco, comunque un vento del Mediterraneo, e dunque siamo in un paese del Sud , e nei paesi del Sud, con questi venti, ci sono anche i panni alla finestra, lenzuola che schioccano al vento come bandiere. Venti nostri, panni nostri.

Oggi soffia il maestrale sotto le antiche arcate che sto percorrendo, è una luminosa giornata, ma nelle viuzze d’intorno, stranamente, non ci sono panni ad asciugare alle finestre. Chiedere a qualcuno se gli abitanti non fanno più il bucato o pensare che questa apparente luminosa primavera sia invece “l’oscura primavera di Sottoripa”? Meglio credere a Montale, a volte i poeti hanno intuizioni che un giorno si avverano. E oggi non è il luglio di oggi, è il luglio di qualche anno fa, perché questo è il privilegio concesso a chi sta scrivendo questa pagina: passeggiare anche nel tempo.

Sono partito da Sottoripa, punto cardinale di una città che serba intatto il suo mistero. Che forse la farebbe pensare avara, continua… →

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Quello che segue è uno scritto di Rosa Schiano, attivista del convoglio Restiamo Umani. E’ il suo racconto del viaggio fatto in Palestina nel maggio scorso. Al di là della sua attualità, perché incrocia le vicende e le difficoltà della missione della Freedom Flotilla II, ci sembra un’ulteriore occasione per “guardare in faccia” una realtà che spesso ci piomba addosso dalle cronache, apparentemente ineluttabile. Una realtà di sofferenza e ingiustizia terribili. Eppure questa è una testimonianza di speranza, che si apre dietro l’intreccio tessuto dalla Real Politik, e che ci interroga sulla politica del nostro come degli altri governi, e sulla possibilità di determinare un destino comune e di convivenza pacifica, su ogni sponda del Mediterraneo come in qualunque altro posto del mondo.

Una foto, un’immagine fissa, il tempo che si è fermato ma solo in apparenza. Lavoratori palestinesi deceduti nei tunnel sotto il confine di Rafah, nell’intento di trasportare beni necessari alla sopravvivenza di Gaza. Vittorio Arrigoni, nell’ultimo post all’interno del suo blog, raccontava di loro. Vittorio riportava la quotidianità della striscia di Gaza. L’ha fatto fino a quando, il 14 aprile 2011, hanno impedito che continuasse a farlo, togliendo così voce a quella terra assediata.

Ritorno a quella sera, sì, quella sera del 14 aprile 2011, in cui apparivano ovunque titoli riportanti “Vittorio Arrigoni rapito”, le notizie rimbalzavano da una parte all’altra del web. Con la stretta allo stomaco di un video, incredula come altri, cercavo disperatamente notizie nel modo più rapido possibile, aspettavo impaziente aggiornamenti, cliccando su un link e poi su un altro e poi su altro ancora.
Organizzammo un presidio a Napoli, in piazza del Plebiscito, alzammo uno striscione enorme con su scritto “Vittorio libero”.
Un sentimento ci univa quella sera, nell’aria fresca i respiri uniti gridavano speranza. Le ore passavano. Poi la triste conferma, Vittorio non c’è più. Ricordo ancora – dopo una notte insonne- l’avvicinarsi dell’alba, in un silenzio che sentivo di vicinanza. continua… →

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Il Sudan non sarà più lo stesso

by admin 1 on 5 luglio 2011

in agenda


Il 9 Luglio 2011 si porterà finalmente a compimento il lungo processo di pace, liberazione ed autonomia del popolo sud-sudanese attraverso la proclamazione del 54° stato africano.
Terminerà infatti la fase di transizione di sei mesi che è seguita al plebiscitario Referendum di Gennaio per l’indipendenza del Sud Sudan.

E’ una data estremamente importante per un popolo che con caparbietà e determinazione ha lottato duramente prima per scacciare i colonialisti europei e poi, dal 1956 in poi, per affermare la propria libertà da Khartoum. continua… →

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Il laboratorio possibile

by admin 1 on 1 luglio 2011

in agenda

Di seguito vi proponiamo l’articolo che Luigi Mascilli Migliorini, storico e presidente del Cirem, ha scritto per il prossimo numero di Mondoperaio.

Le recenti elezioni comunali a Napoli hanno rappresentato una evidente soluzione di continuità nel sistema politico cittadino, ed in particolare hanno segnato una pesante sconfitta della sinistra riformista, da più di quindici anni alla guida dell’Amministrazione.

La rivista ha avviato una prima riflessione sul tema con contributi – oltre che di Mascilli – di Biagio de Giovanni e Marco Di Lello, che troverà un ulteriorie momento di confronto con un seminario a inviti dal titolo La sinistra riformista napoletana dopo le elezioni comunali, previsto per il 5 luglio 2011, alle ore 16, all’Hotel Oriente di Napoli.

dossier/il maggio dei sindaci/Napoli

di Luigi Mascilli Migliorini

Amm’scassato! (abbiamo scassato): nel grido liberatorio di una piazza che all’allegria accompagna, o sostituisce, lo sfogo di sentimenti contraddittori e complessi è difficile ritrovare quella rinascita riformista alla quale sembra alludere Milano. Eppure Napoli, per le vie tortuose di una storia diversa e più tormentata, si presenta oggi come un’esperienza laboratoriale non meno interessante di quella che si inaugura nella capitale lombarda e sarei tentato di dire che, sotto molti aspetti, ciò che accadrà qui nei prossimi mesi e nei prossimi anni, le vittorie e le sconfitte che vi si produrranno, avranno un peso ancor più decisivo per la fisionomia futura del campo democratico. continua… →

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