aprile 2011

di Stefano Balassone,
docente di Strategia dei Media alla Luiss e all’Università Suor Orsola Benincasa

Masi va a comandare altrove. Sembra che non lasci un vuoto in Rai poiché ne parlano come del peggior Direttore Generale a memoria di Viale Mazzini. Ma è stato solo l’uomo della misura giusta per aggirarsi –in giacchetta e girocollo-  in un’ azienda che ha perso, non da oggi, le sue prospettive.

La ragione sta nella circostanza, unica in Europa Occidentale, per cui l’azienda pubblica anziché essere il perno di un sistema informativo e produttivo è invece l’ancella delle burocrazie politiche e della confraternita Mediaset. Questa funzione servile è la sostanza del nostro “Servizio Pubblico”. Da qui, e da ultimo, discendono le scelte schiettamente “duopoliste” del periodo di Masi, come la rottura dei rapporti con Sky; da qui anche la canizza continua contro alcuni personaggi e trasmissioni di informazione indigeste alle curve di destra dello stadio politico italiano.

Venti anni orsono la Rai ha vissuto momenti simili. Caduto De Mita e a corto di denaro, Agnes dovette mollare la Direzione Generale. La Rai Tre di Angelo Guglielmi, con quattro soldi, era continua… →

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di Ciro Raia,
presidente Istituto di studi socialisti Gaetano Arfè

Da quando i vecchi partiti politici hanno smesso di raccontare la loro storia (e i nuovi partiti non hanno una loro storia), da quando la scuola “riformata” offre più argomenti da evitare che quelli da affrontare, da quando un nuovo fascismo, con precisione quasi chirurgica, cerca in tutti i modi di delegittimare l’antifascismo (la Resistenza fu guerra civile? I partigiani furono crudeli assassini? Perché non costruire una memoria condivisa?), inevitabilmente, alcune ricorrenze  –come quella del 25 aprile (ma anche del 1° maggio o del 27 gennaio [quest’anno del 17 marzo])- sono condannate a non avere più presa su un popolo sempre più distratto e galleggiante. E, perciò, diventa sempre più pressante il dovere di ricordare e far ricordare, di raccontare ciò che successe sessantasei anni fa (ma anche un secolo fa o un millennio fa) e la scelta repubblicana che fece il nostro paese nel far quadrato intorno alla carta costituzionale ed ai principi che ne consacrarono i valori di democrazia e di antifascismo. Altrimenti non avrebbe avuto alcun senso rilasciare un attestato, come valore di testamento, ai partigiani che erano riusciti a tornare a casa, in cui si riconosceva che “nell’Italia rinata, i possessori di questo attestato saranno acclamati come patrioti che hanno combattuto per l’onore e la libertà e col loro coraggio e la loro dedizione hanno contribuito alla liberazione dell’Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi”. continua… →

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Mare nostrum – democrazia politica pace

by admin 1 on 26 aprile 2011

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di Guido D’Agostino,
Presidente dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza,
dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi”

La circostanza del doppio anniversario che ricorre in questo 2011 – i 150 anni dell’Unità e i 66 dalla Liberazione – induce a più riflessioni, alcune parallele e altre ‘incrociate’. Cominciamo dal Risorgimento: se ne è parlato e se ne sta parlando tanto; libri su libri ne ragionano, raccontano, giudicano. L’opinione pubblica, all’inizio disorientata e svogliata, si è appassionata via via alla cosa e persino è stato detto che grazie all’ostilità e all’ostracismo leghisti, è scoppiato l’amore, tra gli italiani, per l’Italia! Provando in ogni caso a stare ai fatti, credo che si possa e si debba dire, oggi, che il Risorgimento e il processo di unificazione sono stati la nostra “rivoluzione nazionale”, se è vero, come è vero, che per rivoluzione debba intendersi il cambiamento radicale della situazione esistente ed il consolidarsi di un assetto nuovo e diverso, presumibilmente irreversibile.

Nessun dubbio peraltro che ciò sia appunto intervenuto quanto all’unità territoriale e all’indipendenza politica dallo straniero. Come, parimenti, nessun dubbio circa il carattere borghese della costruzione posta in essere, la vincente egemonia liberalmoderata, il primato piemontese, l’intreccio tra politica, diplomazia e uso della forza militare, nonché l’utilizzazione disinvolta di strumenti quali i plebisciti annessionistici. continua… →

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