settembre 2009

di Giuseppe Navarra

Forse non tutti sanno che il nostro fisico Carlo Rubbia ha intuito la possibilità di ottenere vapore acqueo grazie ad una miscela salina riscaldata dai raggi del sole in grado di azionare turbine per la produzione di energia elettrica. La Ase (Archimede Solar Energy SpA della Angelantoni) è l’unico produttore al mondo di tubi ricevitori solari a sali fusi per le centrali del solare termodinamico o solare a concentrazione, una tecnologia sviluppata e brevettata nei laboratori ENEA della Casaccia Roma e (guarda un po’) di Portici. La Siemens, leader mondiale nel mercato delle turbine a vapore per le centrali solari a concentrazione, intuendo le grandi possibilità economiche e di sviluppo di questa tecnologia, ha acquisito il 28% delle azioni di ASE.

Le centrali solari termodinamiche funzionano con gli stessi princìpi delle centrali convenzionali con la differenza che il vapore immesso nelle turbine che producono energia elettrica non è dato da combustibili fossili (gas, petrolio o carbone) ma da energia solare. Dodici paesi (anche alcuni africani come il Marocco) fanno parte di un progetto denominato DESERTEC (DII) con lo scopo di installare nel Sahara impianti solari termodinamici per fornire energia ad EUMENA (acronimo di Europa, Medio Oriente e Nord Africa). L’Italia non figura nel progetto se non per la fortuita presenza della Siemens con il suo 28%  della ASE. Ma il know-how di base è italiano.

Alcuni deputati dell’opposizione presentano alcune mozioni nella seduta 245 del Senato del 28 luglio 2009 e illustrano la bontà di questa tecnica innovatrice per la produzione di energia elettrica con costi inferiori al fotovoltaico e maggiore indipendenza dall’insolazione in quanto il calore (e quindi la capacità di produrre vapore) può essere accumulato ed utilizzato anche di notte. La mozione 54 dell’opposizione accenna all’esistenza di un gruppo di studio presso il ministero dell’Ambiente finanziabile continua… →

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Il Mezzogiorno e il progetto Desertec

by admin 1 on 16 settembre 2009

in saperi e ambiente

di Pietro Greco,
Direttore Master Comunicazione Scientifica della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste

Investire nei prossimi anni 400 miliardi di euro per creare una rete di centrali solari nel Sahara, nel deserto saudita e in tutti i luoghi utili dell’Euromediterraneo, per produrre energia elettrica in grado di soddisfare almeno il 15% della domanda dei paesi europei e la gran parte della domanda sia dei paesi africani dell’area sahariana sia dei paesi del Medio Oriente.

Il progetto è ambizioso, ma concreto. Per quattro ragioni.

1. C’è una domanda crescente di energia elettrica da fonti rinnovabili e carbon free (senza emissioni di carbonio): entro il 2020 nell’Unione Europea ammonterà ad almeno il 20% della domanda totale. La domanda tenderà ad aumentare nei successivi decenni: per contrastare i cambiamenti del clima, infatti, l’Unione Europea, ma anche gli Stati Uniti di Barack Obama e il Giappone del nuovo premier designato Yukio Hatoyama, hanno in progetto di tagliare le rispettive emissioni di carbonio dell’80% entro il 2050 (nel mondo il taglio delle emissioni sarà di almeno il 50%). Le emissioni di carbonio sono generate soprattutto dall’uso dei combustibili fossili: petrolio, carbone e gas. Il paradigma su cui si regge l’attuale sistema energetico mondiale è dunque destinato a cambiare. E ci sono solo due opzioni, peraltro non alternative: il risparmio e l’uso più efficiente di energia; la produzione di energia da fonti carbon free. E il solare è, appunto, una fonte che non produce emissioni di carbonio.

2. Esistono già le tecnologie per trasformare a costi contenuti l’energia solare in energia elettrica (nel nostro caso si pensa soprattutto al solare a concentrazione); esistono già le tecnologie per mettere in rete l’energia elettrica prodotta e trasportarla in maniera efficiente a grandi distanze. continua… →

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